ROLL OVER BEETHOVEN

for those of us who simply love music

Justin Bieber ha picchiato un fotografo. A un concerto di Justin Bieber ad Oslo ci sono stati più di 40 feriti. A Parigi Justin Bieber è svenuto in camerino.
Se c’è un motivo per il quale Justin Bieber è famoso evidentemente non è la sua musica. Avremmo voluto farvi ascoltare la sua intera discografia per cambiare idea, insieme noi e voi.

Tuttavia oggi è venerdì e a meno che i nostri amici di DISCOSAFARI non siano stati rapiti dall’etichetta di Justin Bieber o dagli alieni, non ascolterete 5 pezzi di questo portentoso portatore d’affari!

Ascolterete invece 5 trovate utili per ricordare che la musica, prima di tutto è musica. Speriamo che non lo dimentichiate.

1 - The Black Belles - What Can I do?

Targato 2009 , Must Have if you like Rock!

2 - Kelan Philip Cohran & The Hypnotic Brass Ensemble - Cuernavaca

esperimento tra funk e jazz su Honest Jon’s , che non sbaglia mai!

3 - I.F.M - We are Ungry

parte del nuovo Ep sull’italiana  Wilson, profuma d’estate e fa muovere il culo. Check it out

4 - Nathan Fake - Iceni Strings

il ritorno dopo 5 anni di silenzio!

5 - Liars - No. 1 Against The Rush (Matmos remix)

I ragazzi tengono le orecchie aperte. Ma questo lo sapevamo già! su Mute!

 

Che il fine settimana abbia inizio…

MY BACK PAGES

scritto da Mr. Tamburino

Album: HARVEST

Musicista: NEIL YOUNG

Anno: 1972

Old man Neil

 In America per valutare l’affidabilità di qualcuno si usa chiedere “compreresti mai una macchina usata da quest’uomo?”. Se sostituiamo a macchina usata “chitarra” e a quest’uomo “Neil Young” otteniamo una domanda, espressa in valore assoluto, sulla credibilità del rocker canadese nel panorama del rock. La risposta non può essere che un si convinto.

Il raccolto di quanto Neil Young aveva seminato precedentemente con i Buffalo Springfield avviene con “Harvest” appunto, il 4° album da solista. Harvest è un compendio dei temi e della musica di Neil Young, l’archetipo del senso stesso di Neil Young per il rock e la vita. E’ un album di suoni aperti, suggerisce l’idea di vasti spazi, di ritmi scanditi dalle stagioni, di quelle piccole storie individuali dell’America contadina di Pancake. Architettonicamente un album per verande e sedie a dondolo.

Parafrasando una grande massima del cinema italiano la chitarra di Neil Young “po essè fero e po essè piuma” e lui le usa entrambe. Perché Young ha il gusto della parola come i cantautori alla Bob Dylan e la misura ed il tocco del consumato chitarrista rock. E’ una ricchezza che rappresenta la cifra della musica di Neil Young e che Harvest restituisce perfettamente in un equilibrio complessivo che sfugge agli schemi ed alle facili identificazioni.

 L’inizio dell’album è notturno e sognante seppur si respira quella nota di solitudine che è la costante del disco. Il ragazzo solitario out on the week end e la coppia della title track si muovono come paradigmi di un’inquietudine soffusa, esistenziale. L’esperienza personale inoltre suggerisce al rocker canadese l’assoluta verità che ogni uomo ha bisogno di una cameriera, meglio se non improvvisata per ragioni di copione.

 Il singolo heart of gold ed old man sono retti da una struttura sonora semplice, capace di favorire l’aspetto narrativo del confronto generazionale nell’assoluta comunanza degli uomini di tutte le età verso la vita ed il destino.

 Personalmente reputo il finale del disco memorabile con un trittico a conclusione di un parabola quanto mai vasta. In Alabama Young concepisce una critica feroce del razzismo e dell’arretratezza di un certo modo di pensare degli stati del Sud (che paradossalmente viene visto come orgoglio ed appartenenza) tanto ben calibrata da suscitare una risposta “per le rime” (cosa che verrà fatta dai Lynyrd Skynyrd in “sweet home Alabama”). La successiva the needle and the damage done, atto di amore e consapevolezza dedicato all’amico musicista morto di eroina contiene un verso struggente degno per potenza degli Spoon River di Masters secondo cui ogni drogato è un sole che tramonta. Con Words Young usa tutta la potenza del rock regalando un’interpretazione come chitarrista di grande resa ed effetto in un pezzo musicalmente ricchissimo.    

 La grandezza di Harvest è stata replicata in altri lavori da Neil Young che è stato sempre animato da una vena particolarmente proficua. Ciò che lo ha reso e lo rende grande è la sua credibilità, la capacità di essere onesto verso il pubblico indipendentemente dal messaggio o dal linguaggio. E’ l’onestà, oltre ovviamente al valore dell’artista, che ne farà un punto di riferimento per tutta la successiva scena del grunge (come si può vedere nell’”epitaffio” di Cobain), perché il rock è un impeto  ma è anche essere capaci di una fedeltà totale a sé stessi ed alla musica.

Suonami una canzone, non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare.

[Flash 9 is required to listen to audio.]

LOTUS PLAZA

Spooky Action at Distance

(Kranky Records)

 scritto da Maguberto

RollOver: Visionario

Voto: 7.5

 



As night slips down… all walls closing all around” … basterebbe questa frase, incipit del ritornello di “Strangers”, per descrivere le atmosfere di Spooky Action at Distance, seconda prova solista di Lockett Pundt a.k.a Lotus Plaza, già spina dorsale di Deerhunter.

Ci troviamo davanti ad un album sollecitato da aperture melodiche contrapposte alla melanconia dei testi. Pundt costruisce brani di chiarezza sonora in cui le inflessioni chitarristiche, arpeggi, giri di accordi cadenzati in loop, catalizzano un certo stereotipo concettuale del senso di fuga dal reale, dalla realtà, travestito di dream pop, shoegaze, post-punk.

Dopo un instrumental intro è facile farsi prendere per mano dalle chitarre di Strangers (qui in streaming)  per affrontare un viaggio onirico attraverso le melodie distese di Out Of Touch e Dusty Rhodes; si accelera il passo e si corre sul power pop di White Galactic One, riflettendo sui ricordi nostalgici di Remember Our Days; con Jet Out Of The Tundra si rallenta grazie al riff di basso ed al piano melanconico-annoiato per poi  riprendere fiato con gli arpeggi ciclici e colorati della stupenda Eveningness. La chitarra acustica di Black Fuzz ci annuncia la fine del viaggio: il lungo accordo di synth sul finale permette di parcheggiare l’ottovolante con calma, senza fretta.

Spooky Action at Distance è un album leggero, semplice all’ascolto, risultato di un songwriting bilanciato sull’apposizione della ripetizione nella struttura melodica del formato canzone. Il pop malinconico di quest’album sottolinea la personalità di un artista introspettivo, innovativo: diverso sia dagli script di Deerhunter e dal precedente The Foodlight Collective, il nuovo lavoro di Pundt lascia intuire da subito uno stadio evolutivo del suo modo di scrivere canzoni.

Un vero gioiello da apporre all’attuale scena indie internazionale.

Di seguito il link per ascoltare l’album per intero.

 

5 giorni fa - 1 -
[Flash 9 is required to listen to audio.]

CALIFORNIA ROLLOVER

scritto da Jampin  Janzo

Starnuto : Antidoto

Succede un giorno che siamo tutti quanti quella persona nella penultima fila dell’autobus a lunga percorrenza che cerca, scocciata, di capire che musica suoni la radio, tenuta a un volume impercettibile. Che quel volume così basso sembri una sfida alla propria arrendevolezza, che disturbi il sonno e la veglia, costringendo a tenere un occhio aperto e un occhio chiuso.

Un anelito ansiogeno che fa dimenticare il senso e la profondità della musica, che la fa odiare profondamente come fosse un tiranno. Che sembra dividere un secondo in 100 parti diseguali senza rendere indietro nulla di completo, solo un lentissimo affanno.

Anche la bellezza sfuma via così, dall’impeto invincibile con il quale la si insegue al sentimento di ripicca e di ripudio e infine, etcì. Uno starnuto. Salute? Non so, bisogna vedere dov’è entrato Saturno questa settimana, e chi gli ha aperto la porta.

Esiste un antidoto per gli starnuti. Dico un altro antidoto oltre al vivin c. L’antidoto non è andare dall’autista e chiedergli: quanto manca all’arrivo? No, anche perchè può capitare che egli risponda: il tempo di arrivare.

E l’antidoto non è neppure divorare le file d’avanti a morsi, ingerendo stoffe e cenere. L’azione sul nostro autobus, deve esser chiaro, è solo un ricordo del passato. Vicini puzzolenti, sedili stretti e ingombranti valige rendono il sedile una prigione dalla quale non ci si può muovere fino a destinazione.

E infine l’antidoto non è trattenere il respiro. L’unico antidoto a uno starnuto, per esperienza, è godersi lo starnuto. Prolificarlo. A volte sono capace di percepirlo a pieno, ripeterlo 20 volte e ogni volta diventa più liberatorio, fino all’ultimo il migliore. Lo spargimento di muco non è mai inutile, via le tossine, via l’amore consumato, via la bellezza appassita, rimane solo un po’ il naso screpolato.

Lo starnuto supera pure la malinconia. Fuori dal finestrino soltanto la luna.

I saw it written and I saw it say Pink moon is on it’s way And none of you stand so tall Pink moon gonna get you all It’s a pink moon Yeah, it’s a pink moon

Pink moon, Nick Drake

 CALIFORNIA ROLLOVER è la visionaria rubrica ispirata a fatti realmente accaduti legati al mondo della musica ma che potrebbe benissimo trattare di profonde riflessioni sul senso della vita.

6 giorni fa - 1 -

E’ tempo di partire

E’ primavera, si sà o almeno così vogliono farci credere quelli lì. Ma noi  non staremo qui a parlarvi del tempo, del sole, di temperature che salgono o di collant che fanno spazio a gonnelline corte; no, non lo faremo perché non siamo  esperti di metereologia e neanche di moda ma soprattutto non vogliamo stare qui a farvi la predica della serie attenti a quello che indossate e che rischiate di prendervi un accidente se vi scoprite troppo.

E’ primavera e ci sentivamo ispirirati: abbiamo selezionato i nostri migliori brani da viaggio di sempre o meglio che adesso reputiamo tali. Una compilation dedicata alle grandi strade americane. Una selezione musicale per chi ama viaggiare cantando  classici del rock americano e non.

On the road ROLLOVERS!!! It’s SPRINGTIME!!!

Cliccate sul link di seguito per ascoltare la selecta.

Travelling with RollOver Beethoven by Rollover Beethoven on Mixcloud

Duecento anni fa a quest’ora, secondo più o secondo meno, un violentissimo terremoto stava distruggendo il Venezuela. Tra i quindici e i ventimila mila morti. Talmente tante macerie da mettere in dubbio che Caracas, rasa al suolo, potesse rimanere ancora la capitale.
Duecento anni dopo, mentre trema la terra sotto di noi, abbiamo imparato una lezione: ogni secondo vissuto in più è sempre un regalo.
A noi di Roll Over Beethoven piacciono i regali e, all’inizio di ogni weekend, celebriamo quello che riceviamo dai nostri amici di DISCOSAFARI, condividendolo con voi.
Ogni canzone in fondo è una celebrazione di secondi! Eccone 5 per riempire il vostro fine settimana.
1 Omar S - Sex (CGP Remix)
This is real house music

Theo Parrish - “I Can Take It” (feat Dwele)
affrettatevi all’acquisto della nuova raccolta del maestro perchè  da domani potrebbe già essere materiale per collezionisti.

3 Dj Food - The Illectrik Hoax (The Amorous Androgynous remix)
psichedelia al 100%

Justin Martin - Ghettos Garden
“ci piace, ci piace, ci piace. Bomb da Bass! UK style!”

Jack White - Hypocritical Kiss
Da capogiro! Jack White rules!
 
Che il fine settimana abbia inizio…
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SQUAREPUSHER 

Ufabulum

(Warp Records)

scritto da Lorenzo (G) Morresi

RollOver: Party Animal

Voto: 8


Zio Squarepusher lancia la palla sempre più lontano con Ufabulum, ennesimo lavoro in stile drill’n bass con contaminazioni drum’n’bass, musica acid e arrangiamenti ambient noise. 


Su Wikipedia c’è scritto che Thomas Jenkinson, classe 1975, utilizza per le sue produzioni il software Reaktor esclusivamente gestito con “ALGORITMI PERSONALI”; questa attitudine aiuterebbe in parte a spiegare il segreto di un sound così caratterizzato e irraggiungibile, come potrebbe essere il pop degli anni 2500, con vestiti a led, organi in metallo e robot che fanno l’happy hour. 


In queste tracce c’è una sostanza armonica inacessibile ma profonda, plasmata da ascolti che vanno dal jazz all’IDM e c’è soprattutto il fatto che Jenkinson è un musicista elettronico e anche se sa suonare (stramaledettamente bene) il basso, ha deciso di non sfoggiare le sue doti tecniche e di affidarsi completamente ai suoi macchinari. Di tutto l’impressionante l’album ci è piaciuta soprattutto la parte finale: il brano Drax 2 ricorda atmosfere in stile LFO con casse di batteria molto distorte e suoni ambient che si evolvono per tutta la durata del brano. Dark Steering è il brano scelto dalla Warp Records per promuovere l’album e va assolutamente visto annesso al video; suoni reverberati e ritmo lento all’inizio, poi pian piano esplode una violenta drum n bass, accompagnata da rumori, quasi da Formula 1, processati. L’ultima song è Ecstatik Shock, con ritmiche elettro punk e synth sclerotici.


Di quest’album non ricordo nè un solo secondo nè un solo suono eppure continuo ad ascoltarlo con lo stesso approccio di quando si è ad un concerto di musica classica (futura?).


1 settimana fa - 1 -

MY BACK PAGES

scritto da Mr. Tamburino

Album: LED ZEPPELIN IV

Band: LED ZEPPELIN

Anno: 1971

Amen

Se esiste un culto del rock, e la domanda è ovviamente retorica, esiste certamente un culto (o più di uno) nel rock. Quella verso i Led Zeppelin è una venerazione religiosa, acritica da parte dei seguaci, una celebrazione del Dogma rock in cui i primi 4 album, per l’ortodossia del dirigibile, rappresentano i 4 vangeli.

Per i discepoli di Jimmy Page e soci Led Zeppelin 4, l’innominato, four symbols o Zoso (che è poi dire la stessa cosa) rappresentanola Parola, ovvero il Suono generato non creato dalla stessa sostanza del rock. Quello che quindi partì come una provocazione, un album privo di nome e di riferimenti al gruppo, e che veniva bollato come un sicuro suicidio commerciale sarebbe invece diventato un monumento ad un’intera stagione di rock, l’atto incendiario dei primi anni 70. Led Zeppelin 4 è il vertice di un’ispirazione febbrile e rapidissima capace di generare 4 album in soli 3 anni. L’ultima opera di questa ispirazione bulimica abbandona i continui riferimenti alle radici blues della band per seguire un suono nuovo, capace di rideterminare il concetto stesso di rock portato a livelli espressivi precedentemente sconosciuti.

Ne esce un album sin dagli esordi sfrontato, spinto sia nei contenuti che nei suoni, potente grazie all’accoppiata iniziale “Black dog” e Rock and roll. E’ solo l’introduzione ma i primi due pezzi si pongono ad emblema dell’hard rock dei Led Zeppelin rappresentando esattamente la cifra, lo stile della band inglese. L’album prosegue su sentieri misteriosi ed esoterici attingendo a piene mani dalle atmosfere del mistico Aleister Crowley di cui Page è adepto. “The battle of Evermore” e “Misty mountain hop” uniscono riferimenti fantasiosi e medievali al suono energico della band inglese.

Se la voce di Plant e la chitarra di Page vengono considerati il marchio di fabbrica dei Led Zeppelin, il tratto distintivo ed il biglietto da visita, in Four Sticks è la batteria di Bonham a farla da padrona percossa dal compianto Bonzo con le quattro bacchette da cui trae origine il titolo. Going to California è un momento musicale distensivo nell’album in cui le atmosfere conducono idealmente ad un viaggio simbolo, musicalmente iniziatico.

Led Zeppelin 4 è comunque, o soprattutto, per molti il disco di Stairway to heaven il brano ultra celebrato della produzione del dirigibile, la gemma da venerare in religioso silenzio. “Stairway to heaven” è il pezzo, armonioso in partenza e dirompente nel suo incedere, capace di sublimare il contributo di ogni membro della band generando leggenda, segnando un’epoca.

Dopo i Led Zeppelin gran parte del rock precedente venne visto come musica per educande. Il suono del dirigibile è considerato un momento zero nella storia del rock, l’avvento di una stagione selvaggia in preda ad una fame mai sopita.

Ed io ti seguirò nel mattino scassato.

24MILA PLAY

La canzone che non molla PollyWantsaCracker

  • Artista: RADICAL FACE
  • Titolo: WELCOME HOME
  • Album: Ghost
  • Anno: 2007

1.Da quanto ti ronza nella testa: da sabato pomeriggio

2.Perchè: direi che Ben Cooper –aka Radical Face- e in particolare questo pezzo, sia un bel mix riuscito di Sigur Ros, Fleet Foxes e un pizzico di Arcade Fire (senza ovviamente la spettacolarità dei 5mila componenti!)  Una canzone perfetta per un risveglio lazy dopo un venerdì da leoni

3.Effetti collaterali: non riesco a trovarne uno, davvero! Se non fosse che, ogni qualvolta l’ascolto, immagino di correre ignuda col vento tra i capelli e le foglie sotto ai piedi.. free as a bird! Sì ciao!!!


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BEACH HOUSE

Bloom

(Sub Pop Records)

scritto da MickyMice

RollOver: Visionario

Voto: 8.7



E’ la colonna sonora di una notte dai lunghi sogni, una di quelle notti in cui non vorresti mai abbandonare quel limbo quasi magico tra sogno e realtà in cui quest’ultima viene contorta, artefatta, fin quasi a far male: è la colonna sonora di quell’attimo di sogno che ti trafigge senza spazio né tempo e che vorresti portar via con te, registrare e ricordare anche da sveglio.

 Dream-pop: mai classificazione fu più appropriata per la musica dei Beach House. Bloom è il quarto album del duo di Baltimora ed è piacevole scoprire che il loro concetto di fare musica sia rimasto immutato nel corso degli anni. Fedeli, alla propria linea, sfornano un’altra piccola meraviglia con gli stessi ingredienti, immersi adesso, in un nuovo universo da attraversare alla velocità dei sogni. Le canzoni  adagiate su basi quasi orchestrali, frutto degli organi di Victoria Legrand e farcite da sapienti intercalari, siparietti melodici ,riff e slides provenienti dalla chitarra di Alex Scally, l’altra metà della band. Tutto pare assai semplice. Una voce quasi rauca canta tonalità altissime, come sospesa dai riverberi; dissonanze armoniche, beat ipnotici e percussivi conditi da testi evocativi.  Bloom contiene delle tracce straordinarie: The Hours (qui in streaming) mi ha fatto chiudere gli occhi già al primo ascolto, Myth è intensa, quasi cupa ; New Year e’ un piccolo miracolo pop. Brani complessi ed orecchiabili, mai banali. Gli organi a tratti indistinguibili dagli strings creano tensione e grazie al lavoro certosino della chitarra danno vita al momentum necessario. Espedienti che rendono speciale ogni traccia. Espedienti che durano dal 2006: 4 album per un marchio di fabbrica garantito ed inconfondibile, che non ci ha ancora stancato, probabilmente perché ogni ritornello sta alla canzone come un estuario sta a un fiume in piena.

 Gustatevi questo piatto unico assai saporito, i tempi di cottura sono molto brevi, la digeribilità elevata, ma lasciamo decidere a voi quante volte riassaggiarlo.

Io ho già fatto indigestione.

1 settimana fa - 8 -